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Il 26 giugno si torna a votare in Spagna, ma sembra che i cittadini non abbiano ancora del tutto chiaro chi debba essere il leader. Infatti, già a dire dei sondaggi, sembrerebbe che anche questa volta, almeno che non cambi qualcosa in questi pochi mesi, non si otterrà una maggioranza assoluta.

Intanto, i partiti, dopo aver ammesso la loro colpa, cercano di ridefinire le loro posizioni. Chissà che il loro impegno basti a fare chiarezza tra gli spagnoli.

 

Da quanto è emerso da un sondaggio spagnolo, sembra che il 36% degli elettori abbia deciso chi votare il 20 dicembre solo durante la campagna elettorale.

 

Questo dimostra di come siano confuse le idee degli spagnoli, i quali, a seguito dell’importante crisi economica che ha attraversato gli anni dal 2009 al 2013, hanno perso completamente fiducia nel Governo (e noi italiani ne sappiamo qualcosa): tra scandali di corruzione ad ogni livello, inclusi i partiti politici, e un’economia che ha davvero stentato (e ancora oggi è in difficoltà), le cose per i cugini iberici non sono andate tanto bene.

 

Il segretario del Partito Socialista, Pedro Sanchez, ha messo in chiaro che il suo Governo non ha nulla a che vedere con quello Popolare che ha governato nel 2011 con a capo Mariano Rajoy. E quest’ultimo, affiancato da Albert Riviera, presidente del partito Ciudadanos, ha altrettanto stabilito la sua voglia di fondare un movimento, se così si può dire, “responsabile”. I giochi restano, quindi, ancora aperti e il risultato del 26 giugno non sarà per nulla scontato.

 

Quello che conta è che almeno dal punto di vista economico sembrerebbe che la Spagna non se la passi male. O, perlomeno, la Commissione UE non ha ancora richiesto alcun provvedimento che potrebbe, tuttavia, arrivare alla fine di quest’anno se non vengono compensate le perdite.

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